Territorio

C’è un fascino che cresce intorno alla Franciacorta: una letteratura che infittisce, una nostalgia che contagia, forse anche una frequentazione di moda.

Il privilegio della geografia e il crogiolo della storia, l’intreccio di tante vite e di tante storie, l’infinito repertorio di gesti irripetibili l’uno dall’altro così che ciascuno ha lasciato la sua impronta, un’impercettibile ma autentica modificazione capace di formare nel tempo un’anima inalterabile, uno specifico riconoscibile.

E si vorrebbe allora fermarla per sempre la bellezza antica di quel frammento di storia antica, come di questa “terra di Franciacorta”, natura distesa tra ville e cascine che sanno di bosco e colline che la vite rende morbide e colorate come le stagioni dell’infanzia. Una bellezza profonda che ci invita ad osservarla e a scoprirla attraverso la bellezza immaginosa della visione, lo splendore della fantasia, la curiosità mentale che sola, ci aiuta a decifrare i particolari, a cogliere gli accenti e gli umori, ad entrare negli anfratti.

Quali sono allora i luoghi privilegiati per incontrare la Franciacorta? Sono gli osservatori naturali, protuberanze che si ergono come terrazze artificiali sulle curve delle colline moreniche dimenticate dai ghiacciai in ritirata, punti di osservazione che consentono una prospettiva ogni volta nuova dell’identico paesaggio. Oppure è un singolare punto di approccio, il sottoterra, gli anfratti odorosi di mosto e di muffa, chilometri di cantine scavati sotto il ciottolame di glaciazione, coltivo ideale per la vite, dove l’arte della vinificazione ha affinato in misura ineguagliabile una cultura secolare. E, ancora, sono i broli, le abbazie, le ville patrizie, le piccole corti, i maestosi castelli.

Un viaggio in questa terra consente a ciascuno un’individuale suggestione, la scelta di un inesplorato particolare dentro cui specchiarsi, evocare e depositare le proprie allergie e i propri scompensi, e sentirsi sulla strada del ritorno, che è poi l’obiettivo vero di ogni viaggio della mente.
Come accadeva a Morandi, che per anni ha guardato cambiare la luce della polvere depositata sulle stesse bottiglie.

Tino Bino